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L’indice di infiammazione degli alimenti è utilizzato più negli studi medico-scientifici che nella quotidianità. L’infiammazione è associata a una serie di condizioni di salute croniche, come il cancro e le malattie cardiovascolari, quindi ridurla può aiutare a prevenire o, in certi casi, trattare queste patologie. Diversi studi indicano che l’alimentazione può contribuire a modulare l’infiammazione. La ricerca negli ultimi anni ha dimostrato che ci sono alimenti in grado di stimolare uno stato infiammatorio, e altri che possono contribuire a ridurlo.

L’infiammazione è una risposta difensiva dell’organismo ad attacchi esterni, una normale reazione del sistema immunitario. Il problema sorge quando la situazione dura a lungo e si cronicizza nel tempo. Quando accade si parla di infiammazione cronica sistemica di basso grado (chronic low-grade inflamation), una condizione che può stimolare l’invecchiamento cellulare e favorire, secondo i ricercatori, lo sviluppo di patologie degenerative come le malattie cardiovascolari, l’artrite reumatoide, il diabete e l’Alzheimer. Per questa ragione è importante seguire un’alimentazione ricca di cibi antinfiammatori e con meno cibi pro-infiammatori.

L’indice si calcola in base all’impatto della proteina C reattiva, una proteina misurabile nel sangue prodotta dal fegato, che funge da marker biologico stabile per la rilevazione dell’infiammazione in una fase precoce. Non è la prima volta che si sente parlare della proteina C reattiva (PCR), in quanto si tratta di un esame del sangue che può essere prescritto quando c’è il sospetto di un infezione batterica, una meningite, cancro, ma anche una malattia infiammatoria intestinale, autoimmune, l’artrite reumatoide, un’artrite cronica o il morbo di Chron.
Una volta valutata la reazione dell’alimento alla proteina C reattiva, i cibi vengono suddivisi in 3 categorie: pro-infiammatori, antinfiammatori o neutri. Non è escluso che in futuro questa classificazione possa diventare un indice più noto al pubblico, in virtù dell’eccessivo aumento delle patologie legate all’infiammazione.

ALIMENTI PRO-INFIAMMATORI
Sono quelli che per le loro caratteristiche hanno la possibilità di peggiorare lo stato d’infiammazione. 
In genere si tratta di alimenti industriali molto elaborati che contengono tra gli ingredienti oltre a grassi saturi e colesterolo, anche additivi, coloranti, dolcificanti ed esaltatori di sapidità:

 Dolci e merendine industriali
 Dadi da brodo
 Zuppe pronte
 Sughi pronti
 Carni elaborate
 Salumi (per il contenuto di grassi saturi e colesterolo)
 Würstel
 Filetti di pollo e pesce impanati
 Alcol
 Patate e chips

ALIMENTI CHE RIDUCONO LO STATO INFIAMMATORIO
In genere sono quelli con molte fibre e alcuni micronutrienti contenuti in frutta e verdura. Nell’elenco troviamo:

 Cereali in particolare quelli integrali, oltre al grano il riso, avena, orzo, farro, segale, grano saraceno, miglio.
 Olio extravergine d’oliva (per il contenuto di grassi monoinsaturi, vitamina E e polifenoli)
 Cipolle
 Mele
 Semi di lino e di zucca
 Mandorle e noci
 Frutti di bosco
 Curcuma e zenzero
 Ananas

All’interno di un’alimentazione equilibrata può essere utile prediligere alimenti antinfiammatori, con un indice d’infiammazione basso, in particolare per le persone a cui sono state già diagnosticate o quando c’è il rischio di sviluppare patologie autoimmuni, malattie cardiovascolari e malattie degenerative.

ALESSIA FRESILLI 
– Specialista in Dietistica e Medicina dello sport –

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